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Al via una campagna informativa sulla Blue Tongue. PDF Stampa E-mail
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CAGLIARI, 16 LUGLIO 2009. Al via una campagna informativa voluta dalla Regione sulla "blue tongue", il cosiddetto morbo della lingua blu, che colpisce gli ovi caprini ed interessa, quali vettori, anche i capi bovini.
A volerla, gli assessorati regionali della sanità ed agricoltura che si avvarranno della collaborazione delle associazioni di categoria, Coldiretti, Cia e Confagricoltura.
La cifra messa a disposizione - hanno precisato stamane del corso di una conferenza stampa gli assessori Antonello Liori e Andrea Prato - è pari a 350 mila euro ed è stata recuperata da fondi già stanziati per la stessa iniziativa nel 2003, ma poi mai utilizzati. Lo scopo della campagna - hanno detto gli esponenti della giunta - è quello di assicurare una maggiore e più completa informazione agli allevatori sulle questioni legate alla profilassi e, allo stesso tempo, fornire rassicurazioni ai consumatori sulla qualità delle carni sarde.
Il programma, voluto da Regione e Associazioni, durerà di 12 mesi e prevede l'organizzazione di almeno 20 incontri territoriali destinati agli allevatori, a carattere regionale, provinciale e locale; prevista anche la realizzazione di produzioni radiofoniche e televisive, destinate ai consumatori.
L'organizzazione della campagna è affidata alla Coldiretti, in qualità di capofila delle associazioni.

 
Meno battaglie politiche: più lavoro di sindacato PDF Stampa E-mail
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Meno battaglie politiche a questo e quel partito e più lavoro di sindacato per risolvere i problemi degli allevatori.  E’ questo il grido che proviene dal  gruppo di allevatori del Movimento Liberagricoltura attoniti sulle posizioni che la Coldiretti ha assunto nei confronti della nota ministeriale del 1 giugno che elimina l’obbligo di vaccinare  e consente la movimentazione dei capi in presenza di un accordo tra le Regioni e i servizi veterinari competenti. Quegli stessi allevatori che da circa tre mesi, stufi dei soliti proclami sui giornali, si sono messi al lavoro e hanno cercato un aggancio per far sentire la loro voce fino al Ministero dell’Agricoltura e della Sanità per scoprire che gli interlocutori di riferimento erano completamente all’oscuro del problema.

Una nota, quella emessa, che certamente non risolve il problema ma apre un importante varco. Un primo passo verso quella liberalizzazione che oramai è riconosciuta a livello europeo. E’ il momento di lavorare per trasformare il varco in un portone spalancato. Non per remare contro. E ci sono buone possibilità perché questo accada.  L’affermazione che nessuna Regione accetterà capi potenzialmente infetti è smentita dai fatti. Anche se questa è una soluzione parziale,  diversi veterinari sardi hanno già chiuso diversi accordi con i colleghi di altre regioni e diversi capi, dopo un lungo blocco, stanno per uscire dall’Isola. Quindi è corretto dire che molto probabilmente non tutte le Regioni saranno disponibili all’accordo. Ma anche questo si dovrebbe dire dopo averlo verificato o almeno dopo aver lavorato per fare in modo che ciò non accada. Fare ostruzionismo a priori e parlare di bluff non è costruttivo soprattutto dopo aver sonnecchiato per tutto questo tempo. E anche fornire informazioni non precise non aiuta. Nelle altre regioni il virus della Blue Tongue è già considerato endemico. I vaccini li facciamo solo noi. Parlare della possibilità che le Regioni non accettino i nostri capi “potenzialmente infetti” quando da diversi mesi non c’è più circolazione virale equivale ad ammettere implicitamente che la campagna di vaccinazione è uno strumento valido.

Sembra quasi assurdo parlare di mobilitazione di piazza contro un decreto che elimina l’obbligo di vaccinazione e dà una boccata d’ossigeno agli allevatori. Quella mobilitazione semmai andava organizzata prima quando regnava il silenzio e gli allevatori non sapevano che fare e a chi rivolgersi. Adesso invece è l’ora di spingere compatti per abbattere il muro lavorando e collaborando con chi è disposto ad ascoltarci. Non bisogna arroccarsi dietro barricate che non servono a nulla e combattere anche quei piccoli risultati raggiunti solo perché non provengono da proprie iniziative.  Facendo la guerra a chi fa qualcosa , si fa la guerra agli allevatori. E’ grave trovarsi dopo nove anni ancora a questo punto. Ma se a un gruppo di allevatori sono bastati pochi mesi per trovare, dopo vari tentativi, una strada giusta e avere un piccolo risultato, ci chiediamo cosa ha fatto sinora la nostra associazione di categoria a parte organizzare conferenze stampa. Ci aspettiamo più serietà e più lavoro. Adesso la priorità è eliminare il decreto regionale e fare in modo che la nota ministeriale venga corretta con un decreto. Su questo noi lavoreremo con chi concretamente vorrà darci una mano. Nel frattempo, invece di rimanere rinchiusi in Sardegna in una perenne attesa, possiamo tastare il terreno, trovare gli accordi con le Regioni disponibili e  vendere finalmente i nostri vitelli.


 
Gal Gallura Monte Acuto: sarebbero queste le sterili contestazioni? PDF Stampa E-mail
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Sul percorso che ha portato alla costituzione del Gal Gallura Monte Acuto un gruppo di persone ha sollevato un problema che finora non ha avuto alcuna risposta se non quella di essere liquidato come “sterile contestazione di chi è stato clamorosamente escluso”. Senza dare giudizi, vorremmo raccontare un capitolo molto triste e dare uno spaccato di come spesso iniziative che potrebbero portare a innovazioni sociali e istituzionali vengano stravolte rispetto al loro spirito originario. Il Gal Gallura Monteacuto sembrava stesse nascendo sotto i migliori auspici. Democrazia, approccio ascendente, lavoro in rete e impegno ne apparivano, all’inizio, i tratti distintivi. Questo sino alla riunione del 26 marzo. In quest’occasione è stata presentata la bozza dello statuto della Fondazione di Partecipazione. Erano le 17.00. La sala dell’Istituto Euromediterraneo era colma. Tutto procedeva bene finché non si inciampa nell’art. 16 che stabiliva che amministratori e consiglieri pubblici non potevano entrare a far parte del cda. Un articolo che non piace.
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