Gal Gallura Monte Acuto: sarebbero queste le sterili contestazioni? PDF Stampa E-mail
Attualità
Sul percorso che ha portato alla costituzione del Gal Gallura Monte Acuto un gruppo di persone ha sollevato un problema che finora non ha avuto alcuna risposta se non quella di essere liquidato come “sterile contestazione di chi è stato clamorosamente escluso”. Senza dare giudizi, vorremmo raccontare un capitolo molto triste e dare uno spaccato di come spesso iniziative che potrebbero portare a innovazioni sociali e istituzionali vengano stravolte rispetto al loro spirito originario. Il Gal Gallura Monteacuto sembrava stesse nascendo sotto i migliori auspici. Democrazia, approccio ascendente, lavoro in rete e impegno ne apparivano, all’inizio, i tratti distintivi. Questo sino alla riunione del 26 marzo. In quest’occasione è stata presentata la bozza dello statuto della Fondazione di Partecipazione. Erano le 17.00. La sala dell’Istituto Euromediterraneo era colma. Tutto procedeva bene finché non si inciampa nell’art. 16 che stabiliva che amministratori e consiglieri pubblici non potevano entrare a far parte del cda. Un articolo che non piace.

Si scatena il finimondo. Si apre una discussione, a tratti comica, e si mette il punto ai voti. L’assemblea vota a maggioranza assoluta che intende conservarlo: niente amministratori e consiglieri nel Cda. A questa decisione seguono diverse osservazioni da parte di alcuni esponenti del pubblico. Alcuni amministratori dichiarano addirittura di voler ritirare il proprio comune dal Gal. I toni si sollevano. La gente inizia, scocciata e infastidita, ad andare via. Molti di loro non torneranno più. Si continua a oltranza. Sono le 8.30 di sera quando si registra, il colpo di scena. Con il pretesto di una precisazione della clausola viene riproposta all’assemblea la stessa votazione. Nel mentre l’attenzione è calata. I pochi rimasti, sempre per alzata di mano, approvano la modifica. La prima votazione, effettuata da una sala colma di gente, viene ribaltata da un’altra in cui non erano presenti neanche le stesse persone che avevano in precedenza votato. . Molti di quelli che hanno votato in favore della modifica, addirittura, avevano inteso, con questo voto, garantire alla parte pubblica l’elezione di due membri del cda che potevano anche essere amministratori pubblici fermo restando che i cinque privati da eleggere dovevano essere soggetti privati, né amministratori e consiglieri né rappresentanti di categoria. Questo non è stato rispettato. Negli eletti di parte privata ci sono due consiglieri comunali di cui uno anche presidente di un’associazione di categoria che,si sono presentati come privati facendo forza sull’ambiguità dell’articolo repentinamente approvato alla fine dell’assemblea e omettendo dinanzi all’assemblea di rendere noti i loro incarichi. Invece di inserire una clausola che esplicitamente vietasse loro di entrare nel cda in rappresentanza dei privati,  è stato inserito un articolo che, non specifica alcun sbarramento.  Così sono usciti dalla porta per rientrare dalla finestra.

Insomma un vero e proprio pasticcio che sovverte, di fatto, entrambe le volontà espresse dall’assemblea. Come è potuto accadere questo? Semplice, non sono state spiegate le implicazioni che l’inserimento di un articolo così formulato poteva comportava. Probabilmente, visto l’orario, anche se fossero state date, non sarebbero state neanche recepite. In ogni caso i due terzi dei partecipanti alla prima votazione erano già andati via. La sorpresa però si è avuta il giorno dell’elezione del cda. Quando ci si è resi conto che si è passati dallo statuto originario, votato a maggioranza dell’assemblea, dove non ci doveva essere neanche un amministratore e un consigliere, ad un altro dove dovevano essere in due, per finire che in realtà sono in quattro, la maggioranza. Tutto questo mentre il bando di selezione del Gal stabilisce che negli organi decisionali si deve garantire la presenza di almeno il 50% dei privati. Aspetto che potrebbe forse mettere a rischio l’intero percorso visto e considerato che lo spirito dell’iniziativa comunitaria verrebbe in questo modo tradito. Per non parlare del fatto che, la composizione del Cda cosi come eletto, fa perdere due punti di premialità che potrebbero significare minori risorse al territorio. Le due elezioni, di parte pubblica e privata, dovevano inoltre essere separate e distinte. A stabilirlo è lo Statuto. In realtà durante le elezioni di parte privata, proprio mentre si svolgevano, in aula erano presenti diversi amministratori pubblici. Ma la cosa più desolante è stata la totale mancanza di considerazione delle istanze di alcuni privati soci che, in nome della correttezza e della trasparenza, hanno chiesto semplicemente che venisse ripreso e formulato in modo più chiaro questo passaggio rimettendolo nelle mani del Consiglio Generale. In fondo se è vero che l’assemblea ha veramente espresso questa volontà non farà altro che riconfermarla. Perché questa alzata di scudi fuori luogo? A chi ha osato fare semplici osservazioni e domande in merito è stato detto: “Prego, fate pure ricorso”.

Intendiamoci, non siamo convinti di essere gli unici a volere questo, né siamo convinti di essere i depositari della volontà di tutti i membri del Gal. Noi riteniamo che siano stati commessi degli errori di correttezza nella approvazione dello Statuto e durante l’elezione del Cda. Sbagliamo? Probabile. Ma discutiamone tutti insieme nell’assemblea del Gal. Sottoponiamo in maniera chiara ed inequivocabile la domanda all’assemblea.