| Chi siamo |
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| Scritto da Collaboratore |
| Martedì 26 Maggio 2009 09:41 |
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Il Movimento Liberagricoltura nasce nel febbraio del 2009 dal nucleo operativo di un comitato di circa duecento allevatori costituitosi per risolvere un problema concreto che aveva messo in crisi gran parte delle aziende e che ancora crea notevoli danni al settore. Una battaglia che portò all'ottenimento degli indennizzi per la mancata movimentazione delle bestie a causa del virus della Blue Tongue. Da quell'esperienza di unione e responsabilità è nata la consapevolezza che non è costruttivo delegare ad altri la risoluzione dei propri problemi ma che ciascuno di noi, nel suo piccolo, deve impegnarsi attivamente. Quel nucleo si è poi subito allargato per coinvolgere nel movimento anche persone di settori completamente differenti. Il movimento infatti si pone come scopo quello di approfondire, attraverso il confronto e lo scambio di idee e opinioni, le possibili politiche per lo sviluppo delle aree rurali all’interno del nostro territorio, al fine di elevare la qualità della vita degli individui e delle comunità coinvolte e puntando a generare vantaggi competitivi legati alle specifiche territorialità delle diverse aree. La Sardegna si caratterizza, come altre regioni dell’Unione Europea, per specificità dei luoghi, sedimentazioni umane localizzate, ma anche per la sua grande fragilità nel subire modelli di sviluppo spesso poco adatti al suo territorio e al suo capitale umano ed economico. Il movimento si pone lo scopo di accrescere la consapevolezza nelle peculiarità della nostra Isola e di individuare modelli che vi aderiscano al fine di riequilibrare il gap esistente tra le aree interne e le zone costiere per uno sviluppo generale e sostenibile . Infatti senza lo sviluppo delle aree rurali, che rappresentano il 99,6% della superficie complessiva dell’isola e il 90% della popolazione residente, la nostra Regione non potrà crescere.
I Movimenti sono un importante laboratorio di democrazia partecipativa, una sperimentazione al di fuori dei consueti canali organizzativi che punta a un più compiuto protagonismo della società e a un ripensamento degli ormai logori meccanismi tradizionali della rappresentanza. Uno degli argomenti più in auge negli ultimi anni è stato quello della crisi di partecipazione della democrazia rappresentativa. In realtà avviene a volte che siano gli stessi “governanti” a sancire questo distacco, affermando un monopolio di fatto su tutto ciò che è “politico”.
Quando la rappresentanza politica si rapporta con chi sperimenta innovazioni della vita associativa fuori dai luoghi della democrazia rappresentativa, lo riesce a fare solo con un atteggiamento strumentale. È una lotta che posso cavalcare? È una relazione “politica” che mi posso spendere altrove? Riesco a segnare il mio marchio su questa mobilitazione in modo che possa tradurla in voti? Sono queste alcune delle domande che stanno in testa del professionista della politica. Nessuna di queste domande si piega alle necessità specifiche delle mobilitazioni, delle lotte, delle vertenze sociali a cui si rapporta. Nessuna di queste domande si interroga sul fatto che queste lotte non vogliono solo partecipare, ma anche vincere: non vogliono essere né le spie dei dissesti del sistema né i focus group dell’attività di governance. Nessuna di queste domande entra coi piedi nel piatto della crisi della politica rappresentativa e, magari, si interroga sul fatto che nelle lotte territoriali e nei movimenti della moltitudine vive un principio di sperimentazione delle nuove forme dell’agire politico che ha molto da dire su come si esce dalla crisi della politica. La domanda sociale di autonomia, di riappropriazione della decisione su di sé, riposa sulla crescente capacità della moltitudine di gestire il dispositivo della propria cooperazione, e mettersi assieme per il bene comune. I movimenti sono il futuro, in essi è contenuta una tensione a reinventarsi la politica che fa crescere la società spingendola fuori dai binari del pensiero unico.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2009 18:25 |



