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Liberagricoltura ha elaborato e presentato un documento per chiedere alla Regione la modifica del decreto che sta mettendo in crisi le aziende della Gallura.
Premesso che il decreto n.4 del 17/02/2009., spacciato come misura urgente, in realtà è stato adottato con notevole ritardo il giorno dopo la sconfitta elettorale quando, trascorsi 60 giorni dalla rilevazione delle prime sieroconversioni la sua necessità era venuta meno.
Premesso che questo decreto d’urgenza nasce in seguito alla rilevazione di alcune positività sierologiche e in assenza del riscontro di sintomi clinici della malattia .
Premesso che, a differenza di quanto avvenuto in Sicilia, le autorità sanitarie hanno codificato delle semplici sieroconversioni come focolai, nonostante tutti gli animali visitati, sia quelli che avevano sviluppato le sieroconversioni che gli animali sentinella, non avessero sviluppato i sintomi clinici della malattia.
Premesso che il decreto regionale, all’articolo 2, impone una vaccinazione obbligatoria per il sierotipo 8 del virus della Blue Tongue e indica come soggetti della vaccinazione “tutti” gli animali della specie bovina e ovina allevati nel territorio della provincia di Olbia-Tempio.
Premesso che, l’ipotesi di una simile misura, aveva già da gennaio, prima della pubblicazione del decreto, suscitato le ire degli allevatori e dei pastori che manifestarono apertamente la loro contrarietà ad accettare una campagna vaccinale a tappeto, mettendo in discussione, ancor prima che partisse, la riuscita di questa.
Premesso che, proprio per questo, si è prodotta un’inaccettabile situazione di disparità di trattamento tra i detentori di pecore, soggetti direttamente interessati, e gli allevatori dei bovini da ristallo. I primi non hanno nulla da perdere dal momento che l’unica sanzione prevista qualora si rifiutino di vaccinare consiste nel mancato riconoscimento di quegli indennizzi che poi, al verificarsi del danno, non vengono mai pagati o riconosciuti. I secondi, invece, non direttamente interessati, sono divenuti ricattabili. Per loro la sanzione è pesante: qualora si rifiutino di vaccinare tutti i loro capi, vacche comprese, non potranno vendere i vitelli.
Premesso che tra 15 giorni il vaccino a disposizione delle Asl scade e che alla data attuale la campagna vaccinale non ha coperto, sulla base dei dati ufficiosamente forniti dalle Asl, neppure il 20% degli animali sensibili
Premesso che quel 20% degli animali vaccinati è costituito quasi esclusivamente dalle aziende zootecniche di bovini da ristallo che sotto il ricatto del blocco di tutti gli animali in azienda accettano la vaccinazione anche sulle vacche e gli animali da rimonta.
Premesso che questo significa che la quasi totalità dei pastori si sta rifiutando di vaccinare le proprie pecore invalidando, anche qualora tutti gli allevatori decidessero di vaccinare anche le vacche, la campagna vaccinale.
Premesso che “La pecora è l’unico animale sensibile all'infezione da BTV e l’unico che presenta sintomi clinici anche gravi; bovini e caprini vengono infettati ma sono resistenti e la malattia trascorre con sintomi lievi od assenti”.
Premesso che vaccinare le vacche e non le pecore è illogico e immotivato dal momento che espone la pecora ai danni di una eventuale epidemia e la vacca ad inutili rischi e sofferenze.
Premesso che la vaccinazione, allo stato dei fatti, non potrà mai raggiungere l’80%, percentuale minima per garantirne l’efficacia.
Premesso che, a queste condizioni, la campagna vaccinale risulta essere, oltre che inutile per creare quel cordone sanitario capace di impedire la circolazione virale, senza risultati dal punto di vista sanitario, trasformandosi in uno spreco di denaro pubblico e in un ingente danno per i soli allevatori di bovini da ristallo.
Preso atto che: Le prime sieroconversioni del sierotipo 8 del virus della Blue Tongue rilevate dal Sistema di Sorveglianza sierologica Regionale in alcune aziende di Sant’Antonio di Gallura e Santa Teresa risalgono a novembre 2008.
Nei mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio, non sono stati catturati insetti vettori, gli unici in grado di trasmettere il virus, data la presenza di temperature estremamente rigide rispetto a quelle necessarie per l’attività e la replicazione del virus nell’insetto che inizia a partire dai 15-18 gradi.
Considerato che Senza la circolazione dell’insetto vettore non può esserci circolazione virale e che quindi è realisticamente corretto dedurre che le sieroconversioni registrate a novembre risalgano in realtà quantomeno al mese di Ottobre.
Dalla rilevazione delle sieroconversioni (fine novembre 2008) alla data in cui è stato emanato dall’Ex Assessore Nerina Dirindin il decreto regionale che ha imposto la vaccinazione obbligatoria per tutti gli animali della specie bovina e ovina nella Provincia di Olbia-Tempio (17 febbraio 2009), erano già trascorsi quei 60 giorni ritenuti dal gruppo di esperti scientifici dell’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare come periodo massimo di durata del ciclo viremico.
Trascorso questo periodo suindicato, secondo gli stessi esperti, gli animali possono essere considerati immunizzati per motivi naturali e considerati sicuri, indipendentemente dalla circolazione del virus nel luogo d’origine o dall’attività dei vettori nel luogo di destinazione.
A quindici giorni dalle elezioni, in una lettera indirizzata ai Ministri Sacconi e Zaia in cui si richiedeva un intervento urgente, la Dirindin e Foddis hanno apertamente ammesso che la vaccinazione degli animali da movimentare non si è dimostrata intervento risolutivo e testualmente dicono: “i Servizi Veterinari non hanno potuto garantire la movimentazione degli animali in tempi accettabili a causa di protocolli vaccinali divenuti negli anni sempre più complessi, del breve periodo di validità del vaccino, del brevissimo intervallo di tempo utile per la movimentazione (solo 45 giorni) e della discontinuità di approvvigionamento delle scorte di vaccino”.
Oggi in Sardegna si vaccina a febbraio, contemporaneamente con quattro sierotipi diversi forniti in tre flaconi separati, alcuni veterinari procedono iniettando i vaccini con tre passaggi separati, alcuni pare che siano stati visti mescolare i tre vaccini per poi iniettarli in un unica somministrazione. A prescindere dalle regole aleatorie che ogni veterinario segue, senza precise regole scientifiche ci si chiede quale risposta immunitaria danno dei vaccini spenti forniti separatamente che richiedono per ogni sierotipo un richiamo dopo 25 gg. se iniettati contemporaneamente ad un animale, sano o in precarie condizioni fisiologiche
Nessun altra regione italiana, ha adottato misure così penalizzanti come quelle adottate per la Gallura e che, in passato, la stessa Regione Sardegna, non ha preso provvedimenti uguali per proteggere il nord Sardegna e la Gallura dalle minacce di tutti i sierotipi presenti che sono sempre arrivati dal sud della Sardegna, nonostante la provincia di Sassari abbia un patrimonio bovino e ovino tale da giustificare qualunque misura di protezione.
Il Sierotipo 8 esiste in Piemonte da almeno tre anni e nessuna strategia simile a quella che è stata adottata nell’isola è stata seguita
Ritenuto che
Nonostante la Regione Sardegna abbia ottenuto dal Ministero della Sanità la possibilità di adottare una zona di restrizione per un raggio di 20 km dal punto in cui è stata registrata la sieroconversione ha invece scelto di bloccare la movimentazione dell’intera provincia considerata nei suoi confini amministrativi.
Il decreto così come strutturato, senza ottenere alcun beneficio sanitario, sta creando, dato il blocco della movimentazione, solo notevoli danni economici al comparto e un’insostenibile situazione di turbativa del mercato dal momento che mentre un commerciante di bestiame con stalla di sosta all’interno della zona di restrizione può comprare i vitelli, vaccinarli e poi venderli in tutta Italia, l’allevatore per vendere i suoi vitelli oltre la zona di restrizione è costretto invece a vaccinare tutti i capi presenti in azienda.
Chiedono di interrogare l’assessore alla Sanità di concerto con l’assessore all’Agricoltura
1. Per quali ragioni, visto e considerato quanto sopra esposto, come misura urgente, non si è ancora provveduto a modificare il decreto eliminando le vacche e i capi da rimonta dalla vaccinazione e limitandone l’obbligo ai soli capi da movimentare? 2. Non si capisce, viste le stesse considerazione dell’ Ex Assessore, per quale motivo è stato deciso di ripercorrere ancora una volta la stessa strada che finora è servita solo a danneggiare le aziende sarde senza ottenere alcun beneficio sanitario e con ingenti costi a carico delle aziende e delle casse pubbliche. Soprattutto alla luce del fatto che le altre Regioni italiane non adottano misure così restrittive e il nostro governo nazionale ha recentemente siglato accordi bilaterali con la Francia e altri Stati Europei per consentire il libero ingresso di bovini non vaccinati in regioni riconosciute stagionalmente libere, esponendole, secondo i tempi e le logiche scientifiche che tengono in piedi il decreto sardo, a elevatissimi rischi di sieroconversioni ed epidemie. 3. Perché i vitelli Galluresi non hanno potuto beneficiare delle stesse concessioni adottate per altri Stati esteri e per altre regioni italiane. 4. Perché si permette questo stato di illegalità istituzionale, che ancora una volta sta danneggiando le sole e incolpevoli aziende Galluresi, con una grave turbativa al libero mercato creata dai soliti ritardi nella consegna dei vaccini che anche quest’anno sono arrivati per tutti i sierotipi solo a febbraio e da un assurdo decreto emanato in Italia solo dalla nostra Regione. (vedi Sicilia che dal 05/02/09 nonostante abbia il sierotipo 8 in diverse province non vaccina e ha creato una zona di protezione nel raggio di 20 km.) 5. Per quali ragioni non sono state date ancora risposte su come il sierotipo 8 sia entrato in Gallura e su come si sia congelato in alcuni allevamenti senza uscire da questi, spesso senza infettare gli animali sentinella presenti entro un raggio di 4 Km, che è il raggio d’azione unanimemente riconosciuto al culicoides. 6. Per quali ragioni in Sardegna non si è mai interrotto e si permette l’ingresso di animali da territori in cui la sorveglianza ha messo in luce molte insufficienze o veri e propri coni d’ombra nel sistema di controllo.
Conclusione
Lasciare entrare in Sardegna animali vivi, anche se per macello, da tutta Europa e da tutta Italia, significa delegittimare e ridicolizzare il provvedimento preso nei confronti della Gallura, ma soprattutto prendere atto che tra qualche giorno, nonostante in Gallura non ci sia circolazione virale, la Sardegna si ritroverà il sierotipo 8, per responsabilità non imputabili al fallimento di questa scellerata campagna vaccinale, anche nelle altre province. E’ solo una questione di tempo, come d’altronde è sempre stato per ogni sierotipo entrato in Sardegna dal 2000 in poi. Nel peggiore dei casi la Sardegna tra qualche giorno o tra qualche mese si ritroverà con il sierotipo 6, ormai diffuso in molte aree del Nord Europa da dove arrivano animali vivi per essere macellati in Sardegna, con il concreto rischio che insetti vettori trasportati con i camion o animali non protetti, che sostano per 72 ore nei box dei macelli al centro sud della nostra isola, possano essere punti dai culicoides presenti in Sardegna. D’altronde alla Sardegna, dei sierotipi presenti in Europa, mancano solo il 6 il 9, ormai diffuso in tutta l’Italia meridionale
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